Il Silenzio e il Movimento: Viaggio nelle Emozioni di un Artista

Nel silenzio di uno studio affacciato sulle colline savonesi, tra luce naturale e materia viva, nasce la pittura di Umberta Righetti: un linguaggio intenso, profondamente emotivo, capace di trasformare il gesto in racconto e il movimento in memoria. La mostra dedicata all’artista ligure accompagna il visitatore in un percorso fatto di introspezione, equilibrio e fragilità umana, dove ogni opera sembra respirare di una sensibilità autentica e personale.

Nata a Varazze nel 1962, Umberta Righetti porta nella sua ricerca artistica un’esperienza unica: quella del balletto. Per anni studia e lavora professionalmente nel mondo della danza, apprendendo la centralità del gesto, del ritmo e dell’armonia del corpo come strumenti universali dell’emozione. È proprio da questa formazione che prende forma la sua pittura, vissuta non come una rottura con il passato ma come una naturale evoluzione del movimento. Le sue tele non sono mai statiche: vibrano, oscillano, si tendono verso lo spazio come corpi in scena.

Presso l’atelier dell’artista vicentina Imelda Bassanello, Umberta intraprende un percorso di ricerca sperimentale che la conduce a esplorare materiali, tecniche e modalità espressive differenti. Da questa continua sperimentazione nasce uno stile riconoscibile, sospeso tra figurazione e visione interiore, dove la materia pittorica diventa voce emotiva.

Dal 2018 partecipa a mostre organizzate dall’Associazione Aiolfi e Qui Arte, oltre a eventi e fiere nazionali e internazionali che la portano in contesti di grande prestigio, dal Louvre di Parigi allo Spectrum di Miami. La sua arte conquista progressivamente l’attenzione del pubblico e della critica grazie a una poetica intensa e raffinata, capace di parlare direttamente all’anima.

Tra le opere più evocative della mostra emerge “Tempi bui”, opera esposta al Louvre e al Capital Ballroom di Washington. Il dipinto rappresenta una figura sospesa nel buio, quasi in caduta o in rinascita, immersa in una profondità cromatica dominata da neri, blu e bagliori dorati. La protagonista sembra danzare contro il peso dell’ombra, con un gesto ampio e disperatamente elegante. Qui riaffiora con forza il passato della pittrice: il corpo non è semplice soggetto, ma strumento espressivo assoluto. La luce, che accarezza il bianco del tutù e le linee del corpo, diventa simbolo di resistenza e speranza. L’opera comunica una tensione emotiva fortissima, un equilibrio precario tra fragilità e forza interiore.

Accanto a questa dimensione teatrale e drammatica, la mostra presenta anche “Déjeuner di matin”, opera premiata con una menzione speciale d’onore della critica al Festival dell’Arte di Sanremo. Qui il tono cambia radicalmente: la scena è intima, raccolta, quasi sospesa nel tempo. Una figura femminile ripiega il capo sulle braccia accanto a una tazza di caffè, in un momento che appare carico di silenzio e pensiero. I colori morbidi e le sfumature soffuse costruiscono un’atmosfera malinconica ma delicata, dove il quotidiano diventa specchio dell’interiorità. È una pittura che non cerca l’apparenza, ma l’emozione nascosta dietro ai gesti più semplici.

Anche “Merci beaucoup”, presentata a Barcellona presso Ca’ Pedrera e alla prima edizione di “100 Artisti d’Italia”, conferma la capacità dell’artista di trasformare stati d’animo e percezioni in immagini poetiche e universali. Ogni opera di Umberta Righetti sembra raccontare un frammento di umanità: il peso del tempo, la ricerca di equilibrio, la memoria del corpo, la vulnerabilità dell’essere umano.

Visitare questa mostra significa entrare in uno spazio emotivo dove danza e pittura si fondono in un unico respiro creativo. Le opere di Umberta Righetti non si limitano a essere osservate: chiedono di essere sentite. Ed è forse proprio questa la forza più autentica della sua arte — la capacità di trasformare il movimento dell’anima in immagine.

Il primo impatto è visivo, ma il secondo è puramente emotivo. Nelle tele dedicate alla danza classica, l’oscurità dello sfondo non è mai vuota, ma diventa un palcoscenico dell’anima.

Nella serie delle ballerine cogliamo la grazia e il buio.

  • Il soffio del movimento: Una ballerina è colta in un momento di drammatica estensione. Il tutù bianco sembra quasi un’esplosione di luce gessosa che taglia il fondo scuro, dove s’intravedono calde venature dorate e bluastre. C’è una sensazione di sospensione e fatica, una bellezza che nasce dallo sforzo fisico e si trasforma in pura poesia visiva.

  • L’attesa e il profilo: è il blu di Prussia dello sfondo avvolge il profilo malinconico e fiero della danzatrice. Qui la sensazione è di intima introspezione. La posa è composta, le mani sono giunte, i dettagli del tutù sono ricchi di materia e spessore. Si percepisce la solitudine dell’artista prima di entrare in scena, quel millesimo di secondo in cui ci si isola dal resto del mondo.

  • La fragilità vista da dietro: è la schiena nuda della ballerina, intenta ad acconciarsi i capelli. La colonna vertebrale accennata dal chiaroscuro evoca una vulnerabilità disarmante. È un dietro le quinte emotivo, un istante rubato che trasmette grazia, dedizione e un profondo senso di delicatezza e silenzio.

Nelle opere su legno è la materia e il grido che prendono … forma.

Il tono infatti cambia radicalmente quando l’artista abbandona la tela e la cornice tradizionale per fondere la pittura con elementi strutturali ed evocativi: vecchie ante di legno, serrature, sbarre di ferro e legni spezzati. Qui l’arte diventa tridimensionale, materica, quasi dolorosa.

  • La Prigionia dell’Anima: In una delle opere più intense e cupe, una figura eterea, dalle tonalità bluastre e lunari, appare rannicchiata dietro una pesante sbarra di ferro battuto, incastonata in una vecchia cornice di legno rustico. È il racconto visivo di un blocco interiore, di un’anima intrappolata dal tempo o dal dolore, che guarda verso l’esterno cercando una via d’uscita che sembra impossibile.

  • Il Naufragio e la Speranza: L’ultimo quadro rompe la tavolozza scura con i colori di un tramonto infuocato sul mare. Ma la quiete dell’orizzonte è contrastata da una barca rovesciata sulla riva, incastrata tra schegge e pezzi di legno vero che escono dai confini della composizione, quasi a voler ferire lo spettatore. È l’immagine di un naufragio, della fine di un viaggio, eppure quel sole rosso che sorge o tramonta sullo sfondo lascia spazio a una malinconica, resiliente speranza.

Una pittura che graffia e accarezza

Ciò che rende straordinaria la collezione di questo artista è la capacità di far convivere due mondi opposti. Le ballerine ci accarezzano con la loro delicatezza gessosa e i loro silenzi eleganti; i quadri materici sul legno ci graffiano con la loro crudezza, l’uso di elementi reali e la narrazione dei drammi umani.

Sono opere che lasciano addosso una sensazione di profonda umanità. Ci ricordano che siamo fatti di entrambe le cose: della stessa materia pesante, spezzata e arrugginita della terra, ma capaci, nonostante tutto, di sollevarci sulle punte e danzare leggeri contro il buio.

È un viaggio emotivo che oscilla costantemente tra la luce dell’anima e il peso dell’esistenza.
Da non perdere!
La mostra è aperta fino al 21 giugno dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00 Domenica solo mattino.

Comments are closed.