Liguria, Genova la nostra città. Somiglia a una scala a gradini: passeggi per strada e ti ritrovi davanti al tetto di una casa, sospeso tra terra e cielo. In certi quartieri, il mare sembra assente o talmente lontano da poterlo solo intuire. Noi genovesi viviamo abbarbicati tra l’acqua e le montagne, certi di conoscere a fondo la nostra difficile città e convinti che nulla di nuovo si possa dire su di lei.
Finché uno sguardo fotografico nuovo non ci restituisce una Liguria inedita, osservata unicamente dall’acqua. Una prospettiva dal mare che invita a riflettere su cosa significhi cercare, approdare, tornare. Il paesaggio si astrae e i dettagli diventano metafore di storie universali: ogni segno su rocce, ringhiere o moli si trasforma in pensiero.
Un ribaltamento di prospettiva: la Terra che Emerge
Cosa succede quando la terra emerge dall’acqua? Il levante genovese appare come una parete di roccia verticale, le mura di una fortezza inespugnabile segnata dai piccoli tentativi umani di scalarla verso il cielo. Ogni struttura aggrappata alla scogliera sembra un’opera di fantasia fuori dal tempo, rivelando la fragilità della nostra ascesa ma anche l’immensa creatività dell’uomo. Ogni traccia è testimonianza di resistenza all’abisso. Genova è casa e chiesa, è TerraEmersa, Terra Sacra.
La mostra fotografica TerrEmerse ci costringe a guardare la nostra quotidianità con occhi completamente diversi. Attraverso una serie di scatti in un bianco e nero profondo e materico, l’esposizione svela una narrazione visiva che taglia il cordone ombelicale con la classica cartolina ligure per addentrarsi in territori metafisici.
Nelle immagini in mostra, come le monumentali scalinate in cemento e pietra sembrano quasi incise chirurgicamente sul dorso nudo delle scogliere del levante. Non c’è traccia di bagnanti o di vita caotica: resta solo l’ossatura della roccia, la vertigine dei gradini sospesi sul mare aperto e la silenziosa ostinazione dell’essere umano che cerca una via di salita.
Dall’Inquadratura all’Astrazione: l’Anima delle Immagini
L’esposizione si sviluppa lungo un percorso in cui l’acqua è sia origine che punto di osservazione unico. In Terremerse, lo sguardo si appiattisce sul livello del mare, offrendo una distesa liquida e mossa, scura, dove la linea dell’orizzonte diventa l’unico confine del visibile. È il preludio perfetto all’emersione delle strutture successive.
Proseguendo nella serie:
I panni stesi sulla roccia: una passerella agganciata alla pietra dove filamenti bianchi si muovono al vento, frammenti di vita sospesi sopra la superficie scura dell’acqua.
Le fortezze moderne: complesse strutture architettoniche, archi di pietra e finestre geometriche che si fondono con gli strati geologici della falesia, cancellando il confine tra ciò che è naturale e ciò che è artificiale.
I labirinti verticali: rampe infinite che salgono tra la vegetazione spontanea e le rocce scoscese, culminando in edifici arroccati come l’imponente complesso alberghiero a ridosso del vuoto, servito da una vecchia teleferica.
Le scale nel vuoto: sentieri geometrici a zig-zag e scale metalliche vertiginose che sfidano la gravità sopra buie cavità marine e grotte battute dall’onda.
L’Autore: il Percorso di Michele Bosciano
Dietro questa profonda indagine visiva c’è Michele Bosciano (Genova, 1966). Ingegnere di formazione, coltiva fin da giovane una profonda vocazione per la fotografia documentaristica, iniziando il suo percorso attraverso la fotografia di viaggio. La sua evoluzione autoriale si articola in tre fasi fondamentali che lo hanno condotto fino alla maturità di questo progetto:
L’esperienza in India: A Chennai collabora con il fotografo francese Yannick Cormier, focalizzandosi sul reportage sociale. Durante questo periodo vince il primo premio “Beautiful India” e ottiene diverse pubblicazioni locali e sul blog di Silvano Bicocchi FIAF.
Il perfezionamento in Italia: Al rientro, consolida la sua tecnica tra Milano e Padova partecipando a mostre e studiando con grandi maestri della fotografia e del fotogiornalismo italiano, tra cui Ernesto Fantozzi, Francesco Cito, Riccardo Bononi e la partecipazione di Gianni Berengo Gardin.
La svolta autoriale: La partecipazione a un percorso biennale con la fotografa Nausicaa Giulia Bianchi segna un punto di svolta decisivo. Michele abbandona il reportage classico per abbracciare un approccio alla fotografia più intimo, lento e orientato alla spiritualità.
Oggi la sua ricerca si esprime principalmente attraverso progetti autoriali di lunga durata, di cui il presente lavoro TerrEmerse rappresenta l’emblema: un’opera matura, capace di trasformare la pietra della Liguria in una vibrante riflessione interiore. Una mostra imperdibile per riscoprire il legame ancestrale che unisce l’uomo, la roccia e il grande specchio del mare.
Visita gratuitamente la mostra fino al 2 luglio