Alassio e Alerame

Scritto da Residence Orchidea - Pietra Ligure on . Postato in Favole

Vogliamo iniziare questa nuova avventura di…blog con una favola di Marina Garaventa, scrittrice e blogger ligure.
Marina, la “Principessa sul Pisello”, ha pubblicato recentemente “Le favole della sera” edito da YoucanPrint, una raccolta breve di favole per bambini e… non solo….
Per chi vuol conoscere l’autrice ecco il link al suo frequentatissimo sito .
Forse Alassio, cittadina a pochi km da Pietra Ligure, nasce così….

Alassio e Alerame C’era una volta, in un paese lontano lontano, il grande Imperatore Ottone I. Ottone era rimasto vedovo assai giovane ma aveva una figlia alla quale voleva molto bene: la bellissima Alassio era buona, obbediente, virtuosa e studiosa ma, purtroppo, era perdutamente innamorata di un uomo che il padre non voleva farle sposare: Alassio amava il giovane Alerame, lo stalliere. Ottone sognava per la figlia il matrimonio con un ricco e potente Principe e non voleva concedere la mano dell’adorata figlia al povero e squattrinato stalliere. I due giovani tentarono in ogni modo di convincere l’Imperatore ma, quando capirono che non ce l’avrebbero mai fatta, rubarono un cavallo e fuggirono nel buio di una notte fredda e senza luna. Intanto, nel palazzo, saputo della fuga di Alassio, l’Imperatore si disperava piangendo, pentito di non aver assecondato l’amore di sua figlia. Fino agli estremi confini dell’impero, andarono cavalieri e soldati alla ricerca di Alassio ma la bella Principessa sembrava sparita nel nulla. In realtà, in quella notte senza luna, i due giovani avevano iniziato un viaggio lungo e arduo, affrontando freddo e fame ed evitando villaggi e città, solitari e schivi. Dapprima avevano attraversato una vasta e oscura foresta di alberi giganteschi e neri, poi avevano incontrato enormi montagne innevate ed impervie, quindi una vasta pianura coperta di grano e poi monti rigogliosi di castagni fioriti. Quando, finalmente, superata l’ultima collina, si presentò davanti ai loro occhi un’immagine che li lasciò senza parole: sfiniti per il lungo patire, capirono di essere arrivati dove il loro amore voleva condurli. La collina, coperta di alberi grigioverdi e punteggiata di fiori, declinava dolcemente verso una spiaggia sabbiosa e dorata bagnata da un mare calmo e azzurro: in mezzo alla grande baia galleggiava una piccola isola che sembrava incastonata in una piana di zaffiro. I due scesero da cavallo, si sedettero su un sasso e rimasero a guardare senza parlare: ora dovevano riposare.

Passarono dieci anni….

Alerame se ne stava seduto fuori dalla sua bottega e pensava a quante cose erano cambiate da quando lui e Alassio erano arrivati in quel paradiso. Ora lui viveva felice, facendo il maniscalco, provvedendo alla sua bella Alassio e ai loro tre figli. Intorno alla loro casa, anno dopo anno, era sorto un piccolo villaggio di gente onesta e laboriosa. Il mare dava loro pesce e sale, gli alberi sui monti davano olio e frutta, i boschi fornivano piccola cacciagione e funghi. Mentre guardava soddisfatto la sua casa, i suoi tre figli correvano verso di lui visibilmente eccitati, chiamandolo a gran voce:

– Padre, padre una grande notizia! Presto arriverà a visitare il nostro villaggio l’Imperatore…Ottone I –

I tre ragazzini, ignari di essere i nipoti del grande e temuto Imperatore, corsero via per dare la notizia ai vicini. Alerame non aveva aperto bocca e ora fissava Alassio che, sulla porta di casa, lo guardava muta e spaventata. In fretta indossarono gli abiti migliori e raggiunsero il villaggio: la paura li attanagliava ma l’ansia di sapere era più forte di ogni timore. Erano terrorizzati al pensiero che Ottone potesse riconoscerli e sfogare la sua antica rabbia contro di loro e, soprattutto, contro i loro figli. Giunti alla piazza del villaggio trovarono un gran numero di persone che andavano correndo verso la chiesa: tutti erano agitatissimi e, per preparare la dovuta accoglienza all’Imperatore, era stata indetta una grande assemblea: tutti erano emozionati e solo Alassio e Alerame se ne stavano in un angolo. Per accogliere degnamente Ottone si decise di preparare un grande banchetto con le specialità del paese. Maria avrebbe fatto il minestrone di verdure, Bianca i ravioli, Rosa la pasta con il pesto, Alma la torta pasqualina e poi, acciughe salate, carciofi, pandolce e amaretti. Tutte le donne, si offrirono a preparare un piatto e, quando venne il turno di Alassio, si voltarono verso di lei aspettando che parlasse. La povera non sapeva che dire ma, non volendo rivelare la sua identità, si fece forza e disse:

– Io preparerò un piatto tipico della terra dalla quale provengo: il maiale con i mirtilli –

L’assemblea si sciolse in fretta: c’erano molte cose da fare e tutti volevano essere pronti per il gran giorno. Per Alassio e Alerame iniziò un lungo periodo di attesa e di paura: avevano deciso di non fuggire e, se ce ne fosse stato bisogno, di affrontare con coraggio le ire di Ottone. Il fatidico giorno si avvicinava e l’atmosfera di casa diventava sempre più cupa: Alassio preparava gli ingredienti per il suo piatto ma le mancava la gioia consueta, Alerame accudiva svogliatamente i cavalli e persino i bambini, senza sapere perché, si erano fatti pallidi e silenziosi.

Finalmente, come una liberazione, il gran giorno arrivò. Quella mattina Alassio si vestì all’alba, preparò il maiale e lo portò in fretta al paese: non voleva trovarsi lì all’arrivo del padre e perciò consegnò il piatto ad una donna e, con una scusa, si allontanò. Lesta tornò a casa, chiuse porte e finestre e si sedette in cucina dove già l’attendevano Alerame e i bambini. Muti, restarono ad aspettare.

Intanto, in paese, entrava il corteo dell’Imperatore. Con cento soldati dalle lucenti armature, con cento bianchi destrieri, con sventolio di bandiere, preceduto da cento squilli di tromba, seguito da dame e cavalieri, Ottone I fece il suo ingresso nella piccola piazza.

Ma come era cambiato! Nulla in lui ricordava l’antica fierezza: ingobbito e dimagrito, pallido e con le mani tremanti, l’Imperatore volgeva intorno uno sguardo vuoto mentre un sorriso triste aleggiava sul suo viso, segnato da innumerevoli rughe. Mentre il popolo inneggiava al suo Imperatore, egli, con passo malfermo, si avvicinò alla grande tavola imbandita: con gratitudine prese qualche piccolo boccone da ogni piatto e poi si complimentò con ognuna delle cuoche. Assaggiò i ravioli, il minestrone, il pandolce e di ogni cosa lodò le qualità e gli ingredienti ma si capiva che, sebbene ottime e gustose, per lui non avevano sapore: da troppo tempo ormai la vita non aveva senso e non gli riservava più alcun piacere. Pian piano arrivò in fondo al lungo tavolo e lì, nascosto da un grande cesto di carciofi, vide un vassoio che lo incuriosì: era il maiale con i mirtilli preparato da Alassio. A quella vista, gli occhi di Ottone si riempirono di lacrime: quello era lo stesso piatto che sua figlia preparava per lui ogni domenica. Preso dalla curiosità ne provò un pezzetto e lo trovò buonissimo, poi ancora un altro e, come per magia, sentì la forza della giovinezza rifluire in lui: in breve, con la voracità che non ricordava di aver da molti anni, finì il succulento piatto e, subito, rivolgendosi alla piazza, volle conoscere il nome della cuoca.

– E’ una donna che abita sulla spiaggia…ma ora non è qui…- rispose un uomo balbettando. –

– Che sia condotta qui…voglio conoscerla! –

Quando Alassio e Alerame videro arrivare i soldati capirono subito che venivano per loro: docilmente si lasciarono portare via tenendo per mano i bambini, certi che quelli sarebbero stati gli ultimi momenti della loro vita.

Quando arrivarono Alassio vide il padre, una grande emozione le riempì il cuore: inutilmente si era ripromessa di non piangere e implorare, ma la vista di quell’uomo invecchiato e stanco non le diede scampo. Trascinando con sé marito e figli, si gettò ai piedi dell’Imperatore implorando il perdono e l’affetto paterno. Ottone, quasi sconvolto dalla gioia, sentendosi nuova linfa vitale scorrere nelle vene, si avvicinò, abbracciò Alassio e Alerame, accarezzò i suoi nipoti e disse:

– Solo ora ho compreso la forza e l’importanza dell’amore e vi chiedo di perdonarmi. Per festeggiare questo fausto giorno voglio e comando che, da oggi, questo villaggio porti il nome di Alassio.

 


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